11.12.08

Dije de si' e daje da beve

‘C’e’molta poesia a stare zitti se non si ha niente da dire’ – L.Dalla


Per vostra informazione, questo post non segnala la resurrezione del blog (e’ Natale, mica Pasqua), o almeno non credo. Prendetelo più come un tremore post-mortem. Uno lungo, però.

Scrivo perché ho qualcosa da dire. Anzi, un bel po’. Qui di seguito ci sono alcuni pensieri sparsi su Facebook che prendono le mosse da alcune recenti conversazioni con persone che hanno provato a convincermi che cancellarmi da detto ‘social network’ non sia stata una decisione giusta, e da altre conversazioni (e articoli) da cui questa decisione e’ scaturita. Tra tutti voglio citare uno dei primi delatori di Facebook – il mio amico Tom Hodgkinson autore tra le altre cose di un articolo ampiamente citato in quanto segue – ed un Facebook addict – il collezionista di amicizie (e inimicizie) Toby Young.

Io odio Facebook. Ma cerchiamo di non farci trascinare dalle emozioni e di fare un po’ di chiarezza.
Facebook (e chi non lo sa!) e’ un sito web da cui utenti registrati possono accedere ad un ‘social network’ – uno spazio virtuale nel quale si può entrare in contatto (socializzare?) con altri utenti. Ma e’ anche un business di enorme successo.

Per usare le loro parole, Facebook e’ ‘a social utility that connects you with the people around you’ – uno strumento sociale per connettersi con chi ti sta intorno.

Ma aspettate un attimo. Perché cavolo devo servirmi di un computer per connettermi con chi mi sta intorno? Perché devo affidare la mediazione delle mie relazioni sociali all’immaginazione di qualche nerd californiano? Non e’ più facile andarsi a prendere un aperitivo?

E pensate che Facebook connetta veramente le persone? Secondo me piuttosto ci disconnette, visto che invece di fare cose piacevoli come parlare, mangiare, bere o ballare con I miei amici, sto incatenato al mio computer a mandare (e ricevere) note sgrammaticate ai miei amici nel cyberspazio.

Un amico di recente mi ha detto di aver passato un intero sabato sera a casa da solo su Facebook, bevendo davanti al computer. Che tristezza. Bella immagine di connessione.

Secondo me uno degli aspetti che rendono Facebook particolarmente attraente e’l’accrescere della nostra vanità e autostima. Dandomi la possibilità di pubblicare online una bella fotografia di me stesso - magari di qualche anno fa - insieme a una lista delle mie cose preferite, ecco che posso costruire una rappresentazione artificiale di chi vorrei essere per sentirmi più accettato o di successo.
Questo crea anche dei meccanismi leggermente sinistri, come la competizione per chi ha il più alto numero di ‘amici’ – la qualità non conta, e’ tutto basato sulla quantità, misura del successo personale. Il mio amico Toby ha una lista di amici che sfiora il migliaio (e probabilmente lo ha anche superato, nelle 2 ore appena trascorse). Più amici hai, meglio sei. Ho perso il conto degli articoli che ho visto in giro su come raddoppiare la tua lista di amici.

Nessuno mi può accusare di tecnofobia, come questo blog ed altre cose dimostrano; al contrario, le innovazioni nella comunicazione sono il mio pane quotidiano, e corro sempre a provare cose nuove per capire ‘come funzionano’ (da qui la mia iscrizione a Facebook circa un anno e mezzo fa). Ma proprio perché penso di aver capito ‘come funziona’ mi sembra il caso di non poter accettare un sistema come Facebook sul piano morale e di dignità personale.

Mi sembra che ci siano veramente poche voci di dissenso. Ad Agosto uno dei managers di Facebook ha annunciato trionfalmente di aver superato la soglia dei 100 milioni di utenti attivi. Questi sono 100 milioni di polli che hanno dato I propri dati personali, e che costantemente forniscono indicazioni sulle loro preferenze come consumatori, ad un’azienda Americana della quale – nella migliore delle ipotesi – sanno pochissimo. Le parole del portavoce aziendale Chris Hughes sono esemplari: ‘[Facebook] It's embedded itself to an extent where it's hard to get rid of (e’ diventato cosi’parte della societa’ in una maniera in cui sarà difficile rimuoverlo’).

Tutto questo mi darebbe già sufficienti motivi per chiamarmi fuori. Ma c’e’ dell’altro.

Facebook e’ un progetto ben finanziato, e le persone che stanno dietro il finanziamento (un gruppo di investitori della Silicon Valley) credo abbiano chiaramente pianificato il tipo di ideologia che sperano di diffondere attraverso questo progetto. Secondo me questo e’ un esperimento sociale, espressione di un tipo particolare di neoconservativismo liberitario. Su Facebook puoi essere libero quanto vuoi, sempre che non ti dispiaccia il bombardamento pubblicitario. Le barriere spaziali sono una cosa del passato.

Sebbene il progetto sia stato concepito da Mark Zuckenberg, il vero burattinaio di Facebook e’ l’investitore californiano (e filosofo futurologo) Peter Thiel.

Ci sono solo tre membri nel direttivo di Facebook: Thiel, Zuckenberg ed un terzo investitore, Jim Breyer, di una società di venture capital chiamata Accel Partners (di cui parleremo dopo.

Thiel ha investito circa mezzo milione di dollari in Facebook quando gli studenti di Harvard Zuckenberg, Chris Hughes e Dustin Moskowitz lo incontrarono a San Francisco nel Giugno del 2004 – poco dopo aver lanciato il sito. Thiel adesso possiede il 7% di Facebook, che alla valutazione corrente di circa 15 miliardi di dollari, equivale a un po’ più di un miliardo. Ho trovato storie contrastanti sui primordi di Facebook, ma chiunque fossero veramente I membri fondatori Zuckeberg e’l’unico rimasto nel direttivo, sebbene Hughes e Moskovitz lavorino ancora per l’azienda.

Thiel e’ considerato come un genio liberale nel panorama dell’investimento Americano. E’ il co-fondatore e direttore generale del sistema bancario virtuale Paypal – che ha venduto ad Ebay per un miliardo e mezzo di dollari, con un guadagno personale di circa 55 milioni. Thiel e’ anche alla guida di un hedge fund da 3 miliardi di dollari chiamato Clarium Capital Management, e di un fondo di investimenti chiamato Founders Fund. La rivista Bloomberg Markets l’ha recentemente indicato come uno degli hedge fund managers di maggior successo negli Stati Uniti. E’stato anche però descritto come membro della ‘Paypal Mafia’ dalla rivista Fortune. E’ un campione di scacchi ed ha un temperamento proverbialmente competitivo del quale non fa mistero: ‘mostrami un buon perdente, e ti mostrerò un perdente’ suole dire.

Non c’e’ niente di male se una persona astuta e capace diventa molto ricca, anzi.

Quello che mi piace di meno sono le sue idee. Dopo la laurea in Filosofia all’Università’ di Stanford, nel 1998 e’ stato co-autore del libro ‘Il mito della diversità’, che e’ un attacco metodico all’ideologia liberale e multiculturale che prevaleva a Stanford. In quel libro dichiarava che il multiculturalismo frena la libertà individuale. Durante la sua carriera studentesca, Thiel ha fondato un giornale di destra (ancora attivo) chiamato The Stanford Review – motto: Fiat Lux. Thiel e’ un membro di TheVanguard.ord, un gruppo lobbista online. Si autoproclama ‘la via libertaria’.

TheVanguard e’ gestito da Rod D Martin, un filosofo capitalista che Thiel ammira. Sul sito, Thiel dice: ‘Rod e’ una delle menti piu’ fini della nostra nazione che creano idee nuove e necessarie per le politiche pubbliche. Lui capisce l’America meglio di quanto la maggior parte dei managers capiscono le loro aziende.’

Questo e’ solo un piccolo assaggio che vi dovrebbe dare un idea della loro visione del mondo: ‘TheVanguard.org e’ una comunità di Americani che credono che valori conservativi, libero mercato e minimo intervento governativo siano essenziali a portare speranza e nuove opportunità per tutti, specialmente per I più poveri.’ Il loro obbiettivo e’ di promuovere politiche che cambieranno ‘l’America ed il mondo intero’.

Questo lascia pochi dubbi sulle idee politiche di Thiel. E la sua filosofia? Ecco quello che Thiel stesso dice in uno dei suoi podcasts: a partire dal 17o secolo, alcuni pensatori illuminati hanno cominciato a rimuovere il mondo dal suo legame tradizionale con la natura (che descrive con le parole di Thomas Hobbes come ‘orribile, brutale e breve’) muovendolo verso un nuovo mondo virtuale nel quale la natura e’conquistata. Ora esiste valore in cose immaginarie.
La sua idea di Paypal e’partita dalla considerazione dell’opportunità di trovare valore non in cose materiali, ma nelle relazioni tra gli esseri umani. PayPal era una maniera di muovere soldi attorno al mondo senza restrizioni. Bloomberg Market dice: ‘Per Thiel PayPal era incentrato sulla liberta’: avrebbe permesso alle persone di rimuovere le barriere spaziali e monetarie, e muovere capitali in tutto il globo.

Mi sembra chiaro che Facebook sia un esperimento sulla stessa falsariga. Si possono fare soldi con l’amicizia? Si può creare una comunità senza confini nazionali, e poi vendere a tutti Coca Cola. Facebook crea molto poco – quasi nulla infatti. Semplicemente e’una mediazione in relazioni sociali che esisterebbero comunque, e se non esistessero ce ne sarebbe un motivo.

Uno dei mentori di Thiel e’ Rene’Girard dell Universita’ di Stanford, propugnatore della teoria comportamentale del ‘desiderio mimetico’. Girard crede che le persone si comportino esattamente come le pecore, e si copino l’una con l’altra senza tante riflessioni. Il valore di questa teoria mi sembra provato ampiamente dai ‘mondi virtuali’ di Thiel – l’oggetto specifico e’irrilevante; quel che importa e’ che gli esseri umani tenderanno a muoversi in massa. Ecco il successo di Facebook. Le cose che non sembrano figurare nella filosofia di Thiel sono quegli orribili concetti antiquati tipo arte, bellezza, amore, piacere e verità.

Internet e’uno dei territori preferiti dai neoconservativi come Thiel perché promette una certa libertà nelle relazioni umane e commerciali, libertà dalle leggi nazionali, dai confini nazionali, e via dicendo. Queste possono essere cose positive o negative – dipende dall’uso che se ne fa. Internet apre un mondo di libero mercato ed espansione commerciale.

E se la vita delle generazioni passate era ‘orribile, brutale e breve’Thiel la vuole rendere molto più lunga, come dimostrano I suoi investimenti in una società che sta sviluppando tecnologie per il prolungamento della vita’. E I 3 milioni e mezzo di sterline che ha messo a disposizione del gerontologo Aubrey de Grey che a Cambridge sta studiando la chiave per immortalità. Thiel e’ anche un adviser di un istituto chiamato ‘Singularity Institute for Artificial Intelligence’. Cito dal loro sito fantastico: ‘Singularity e’ la creazione tecnologica di un’intelligenza migliore di quella umana. Ci sono varie tecniche concorrenti che vanno in questa direzione…Intelligenza Artificiale… Interfacce dirette cervello/computer… ingegneria genetica… tecniche diverse che, nel momento in cui raggiungano un livello di sofisticazione sufficiente, permetterebbero la creazione di un’intelligenza superiore.


Così per propria ammissione Thiel sta provando a distruggere il mondo reale (che chiama ‘natura’) per sostituirlo con un mondo virtuale. Che ci da un bel contesto per il successo di Facebook.
Facebook e’un esperimento deliberato in manipolazione globale, e Thiel un semidio neoconservativo con manie di tecno-grandezza. Francamente non uno che vorrei aiutare a diventare ancora più ricco.

Il terzo membro del direttivo di Facebook e’Jim Breyer, uno dei partners dell’azienda di investimento Accel Partners che ha messo 12.7 milioni di dollari in Facebook nell’Aprile del 2005. Siede nei direttivi di altre aziende americane, come Wal-Mart e Marvel Entertainment, ed e’ stato anche direttore del National Venture Capital Association (NVCA). Questi personaggi sono quelli che muovono la scena Americana investendo su nuovi talenti come Zuckerberg. Una delle più recenti (e sostanziose) cordate di fondi arrivate a Facebook viene da una società chiamata Greylock Venture Capital, che ha investito 27.5 milioni di dollari. Uno dei senior partners di Greylock si chiama Howard Cox – anche lui un ex-direttore di NVCA – che siede anche nel direttivo di In-Q-Tel. Che cosa e’ In-Q-Tel? Beh, che ci crediate o no (potete controllare sul loro sito) e’ l’azienda di investimenti della CIA, il cui obiettivo e’ ‘identificare e fondare partnership con aziende che sviluppano tecnologie innovative per aiutarle nel processo di attuazione di tali tecnologie a beneficio della Central Intelligence Agency e degli altri Servizi americani per supportarli nelle loro missioni.’

Il Ministero della Difesa Americano e la CIA amano la tecnologia perché e’ un modo semplice per spiare. ‘Dobbiamo trovare nuovi modi per sconfiggere I nostri avversari’ disse l’allora Segretario per la Difesa Donald Rumsfeld nel 2003. ‘Dobbiamo fare un passo nell’era informatica, che e’la fondazione chiave dei nostri sforzi di trasformazione.’ Il primo direttore di IN-Q-Tel era Gilman Louie, che ha lavorato con Breyer nel direttivo di NVCA. Un’altra figura chiave di In-Q-Tel e’ Anita K Jones, ex-direttore per il dipartimento di Defence Research and Engineering del Ministero della Difesa Americano e – con Breyer – membro del direttivo di BBN Technologies. Quando lasciò il dipartimento, il Senatore Chuck Robb la congedò come segue: ‘Anita ha congiunto la comunità tecnologica e quella militare in un disegno teso a sostenere la dominazione Americana nel prossimo secolo.’

Ok, ok. Ho capito. Ma anche se non credete che Facebook sia un qualche tipo di estensione del programma imperialista Americano incrociato con un enorme strumento di cattura di dati e informazioni, non si può negare che come macchina da soldi sia geniale. Ci sono varie valutazioni, 15, 20 miliardi di dollari, e le possibilità di crescita sono virtualmente illimitate. ‘Vogliamo che tutti possano usare Facebook’ dice il vocione impersonale alla ‘Grande Fratello’ sul loro sito Web. E ci credo.

I creatori del sito non devono fare molto. Praticamente stanno seduti a guardare milioni di Facebookdipendenti aggiungere volontariamente I loro dati personali, fotografie, oggetti preferiti. Una volta che questo enorme database di varia umanità e’compilato, Facebook lo rivende ai pubblicitari. Lo scorso anno 12 marchi globali sono entrati in Facebook: tra questi Coca-Cola, Blockbuster, Verizon, Sony Pictures e Conde’Nast.

‘Condividi’ e’la parola che Facebook usa invece di ‘pubblicizza’. Iscrivendosi a Facebook si diventa uno spot parlante. Questa e’la commercializzazione delle relazioni umane, l’estrazione del valore capitalistico dell’amicizia.

Oltretutto, avete mai letto le informazioni sul trattamento dei dati personali di Facebook? Praticamente dice che non avete diritti. Facebook sembra essere tutto basato sulla libertà, ma mi sembra somigli più ad un regime totalitarista motivato ideologicamente con una popolazione il doppio di quella italiana. Thiel e gli altri hanno creato la loro nazione – una nazione di consumatori.

Adesso molti di voi penseranno che io sia pazzo, che Facebook sia la cosa migliore che sia successa alla razza umana dopo il Cavalier Gazzoni, e che il futuro non si tocca.

Ma forse alcuni si fermeranno a riflettere e non vorranno essere parte di questa mega operazione finanziaria tesa a creare un’arida repubblica virtuale, nella quale la propria identità e le proprie relazioni vengono convertite in oggetti di scambio. Questi probabilmente non vorranno essere parte di questo tentative di conquista globale.

Da parte mia, io rimango certo della mia decisione di tirarmene fuori, e magari spendere il mio tempo invece che su Facebook in fare cose più utili – tipo leggere libri. Io non voglio ritirarmi dalla natura, mi ci voglio riavvicinare. E se mi voglio ‘connettermi con chi mi sta intorno’ cercherò quanto possibile di fare ricorso ad una tecnologia antica, gratuita, facile ed efficace: parlare.

Probabilmente questo non avrà convinto nessuno a lasciare Facebook. Spero però abbia convinto tutti ad andarsi a leggere il contratto che avete firmato quando vi siete iscritti.

Alla prossima.

6 comments:

Marta said...

come sempre.... sei un grande.

Marta said...

Tanto per rafforzare quanto dici, e riportare l'attenzione sui meccanismi psicologici sui quali agisce facebook: http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2008/12/perch-non-sappi.html

Anche se.... l'aspetto triste di tutto cio' e' che le motivazioni principali di chi passa intere giornate su fb sono legate ad una profonda solitudine e alla ricerca di surrogati di compagnia. Triste.

Anonymous said...

c

Anonymous said...

Vi è mai venuto in mente che forse si possa stare su facebook E ALLO STESSO TEMPO vedere altre persone e leggere libri? Che forse qualcuno metta su facebook la sua foto di quest'anno e non sia in competizione per il numero di amici? Che sappia benissimo che l'amicizia virtuale è una cosa e quella reale è un'altra ma che le due non si escludono a vicenda? Molto triste.

Marta said...

A me un po’ si.
Tanto e’ vero che mi si puo’ ancora trovare su facebook.
Pero’ le considerazioni di contorno mi turbano non poco.
E mi fanno venire una serie di dubbi. Perche’ non posso che condividerle.
Alla fine e’ una questione di priorità e di scelte.
Sinceramente non so cosa e’ corretto fare.

Marco said...

Anonimo nr.2, mi pare che il fine dell'articolo (e qualcuno mi correggera' se sbaglio) fosse piu' la discussione di quanto sta dietro facebook che la maniera nella quale la gente lo usa. Io non l'ho trovato triste - ma neanche cosi' convincente da farmi rinunciare a facebook. Interessante pero', ed anche abbastanza istruttivo...