1.11.05

PPP



Pasolini moriva trent'anni fa. Qualche giorno fa se n'e' andato, con meno clamore, anche Sergio Citti, che ho avuto la fortuna di incontrare quando se ne andava a pesca con la sua barchetta dalla darsena di Fiumicino. E siccome neanch'io mi sento troppo bene, e sono a casa a letto con l'influenza, vi giro questo articolo di Giovanna Zucconi dalla Stampa di oggi, che mi sembra meritorio per la poca retorica. Prima dell'articolo, vorrei solo citare una frase che Pasolini scrisse nel 1962 "L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo."


PIER Paolo Pasolini è una statua. È una colossale statua di gesso, cinque metri di altezza per cinquemila chili di massa biancastra, che compare in un campo a tre ragazzi, due scappano e il terzo invece si arrampica, penetra nel cervello del poeta e lì si ferma a riposare, finché la testa di PPP non esplode: così in un video di Paolo Chiasera, artista bolognese, nato nel 1978. Oppure è un bronzo trasportato in autostrada su un'Ape Piaggio, una statua metallica che cade, si ammacca, viene rialzata e portata via lontano: è un'immagine di Federico Zeri rievocata, o riesumata, da Nicola Lagioia, scrittore, nato nel 1973.

PPP: Pasolini Per i Posteri. Mentre la grancassa mediatica celebra il trentennale della morte (avvenuta nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975), chi è Pier Paolo per chi non l'ha vissuto da vivo, per chi è nato quando lui moriva? O, piuttosto: che cosa è? Un'effigie, un'icona, un monumento. «Tutto quello che un giovane scrittore di romanzi deve fare», ha scritto recentemente Nicola Lagioia in occasione di un'ennesima polemica postuma Pasolini-contro-Moravia (troppo clamore sul primo, troppo oblio sul secondo), «è affondare i dentini nel marmo delle statue, succhiare il sangue dei grandi del passato se ne ha forza, prendere quello che gli serve e gettare via il resto, in silenzio ma con passione, pervicacia, persino con cinismo. I semidei in questione, riconoscendo in questa pratica crudeltà e disperazione in tutto simile alla loro, non potranno non sorridere benevoli».
Marmo, bronzo, gesso, cemento. Materiale inorganico, eppure metabolizzato con vigore e catapultato verso il futuro. The Following Day, Il giorno dopo, è il titolo del video in 16/9 di Paolo Chiasera, cinque minuti di visionarietà proiettati a Palazzo Cavour a Torino per la mostra Il bianco e altro e comunque Arte. Pasolini, spiega l'autore, «è un'apparizione, un'enorme statua da cui escono fiamme altissime (come un'eco di Petrolio). Tre i ragazzi davanti ai quali si materializza nella campagna bolognese, così come tre erano forse le persone che l'hanno ucciso all'Idroscalo di Ostia. Un'immagine che crea un orifizio mentale, attraverso il quale uno dei tre entra nel cervello di Pasolini». Ma perché proprio lui? «Perché è un monumento dei nostri giorni, un personaggio fuori dai partiti del quale ho, abbiamo, memoria: ma una memoria sentimentale».

Pasolini icona. O Pasolini feticcio: «La sua morte non può non impressionare, è la morte perfetta per creare un feticcio, ucciso da uno dei suoi ragazzi di vita, è un cerchio che si chiude», dice Lagioia. «Senza confondere le poetiche, che sono diversissime: la morte di Pasolini è come la morte di Kurt Cobain, il divo del rock. Scattano le stesse dinamiche sacrificali». E il complotto, l'ipotesi o per molti la certezza che Pier Paolo non l'abbia ucciso soltanto Pino Pelosi? «Non credo che si possa applicare alla sua morte quel celebre “io so” che lui pronunciò sulle stragi di Stato, non possiamo sapere che è stato ammazzato da un gruppo di fascisti perché siamo intellettuali, altrimenti saremmo legittimati a leggere per ipotesi tutta la storia italiana».

Il feticcio, l'icona, la memoria tramandata in maniera retorica, l'immagine santificata, il Pasolini da memorial day: tutto utile ma soltanto come specchietto per le allodole, ripete Lagioia che in Occidente per principianti ha demolito il giornalismo-spettacolo, purché poi si parli di quello che conta davvero. E quello che conta davvero è la letteratura, la questione estetica. Cioè, per lui, soprattutto il Pasolini poeta.

E come ha conosciuto Pasolini, il poeta e il corsaro un romanziere che all'epoca dell'omicidio all'Idroscalo aveva due anni, e che è cresciuto a Bari in una famiglia in cui a stento entravano i quotidiani? «Memorie dirette zero, memorie di seconda mano o legate ai luoghi neppure, fossi nato a Roma magari mi sarei invece imbattuto nel barista del Pigneto che ha visto girare Accattone, e comunque anche quella sulla Roma pasoliniana è ormai soltanto retorica, continuano a celebrarla ma non esiste più, le borgate non esistono più, sono dei non-luoghi con Ikea e le multisale. Niente luoghi, niente incontri: rimangono soltanto (soltanto?) i libri. «Ero un pazzo che frugava nelle librerie, e frugando mi sono imbattuto in un'antologia poetica peraltro scadente, ho letto qualche verso di Pasolini e ho pensato: "oh, però! È bravo!", senza sapere chi fosse. Poi di libro in libro, leggendoli non in ordine cronologico, senza essere contemporaneo alla loro uscita, mi sono affezionato al Pasolini poeta, tutto, e al Pasolini corsaro e "luterano", per niente al romanziere. Petrolio è sintomatico per capire la disperazione con cui leggeva l'Italia, ma nel romanzo prima di Pasolini metto Gadda, Bufalino, Busi, Arbasino».

E, per una volta, c'è anche la televisione, a costruire la memoria di uno scrittore: «La Rai mandava vecchi filmati, mi si è impressa la memoria, non di prima ma forse di quinta mano, di Pasolini insieme a Ezra Pound, Pasolini che legge Pound ("quello che veramente ami è la tua vera eredità") mentre Pound tace. E poi Accattone, che non è un film neorealista...».

Fotogrammi d'epoca, per chi è nato e scrive in un'altra epoca. Tutti, destra e sinistra, dice Lagioia, cercano di tirare dalla loro parte Pasolini, «forse la figura del secondo Novecento più strumentalizzabile», mentre i nostalgici sacerdoti del culto lo incrostano di retorica («Davvero a Roma non è successo altro dal '75 in poi?»): ma la sua grandezza sta proprio nella sua contraddittorietà, irriducibile alle ideologie. Per questo, «bisognerebbe semplicemente dire chi era»: semplicemente, leggerlo, «staccando con lo scalpello dell'ostinazione frammenti di sapienza e guano dal monumento». Non celebrazioni ma elaborazione del lutto e confronto fecondo, fuori dagli anniversari. Non è una statua, Pasolini.

13 comments:

Anonymous said...

Grazie Fede per l'articolo.

Volevo segnalare anche l'inchiesta su Diario di questa settimana e l'approfondimento sulla mostra a Bologna.

Chiudo per dire che sono giorni che cerco Petrolio in tutte le librerie, come anche altri saggi e scritti politici.
Non si trova nulla. A mala pena i romanzi più noti.

Scaffali pieni di merda fritta e quando cerchi Pasolini non sai neppure dove trovarlo.

ciao
Francesca

Sganga said...

Francesca,
grazie per la segnalazione. Qua 'diario' non si trova, ma grazie a zio c'e' internet.
Quindi per chi volesse saperne di piu', potete cominciare a leggervi questo: http://www.diario.it/index.php?page=wl05102800

E non per dire cagate per le quali certamente non ho la statura intellettuale, ma penso che sia dovere di tutti far si che certe liberta'si difendano, e che molti di noi abbiano la responsabilita' morale di trasmettere certi valori (che siate d'accordo con Pasolini o meno) alle generazioni future (=i nostri figli).

Baci a tutti

federica said...

Pasolini accende interesse, vedo.Mi inserisco come il prezzemolo con due flash: con tutta la stima per PPP e detto tra noi non è che Petrolio sia questo granché; e secondo va bene tutto, ma non dimentichiamoci l'uomo dietro l'intellettuale, l'uomo che pagava marchettari minorenni. Ricordate anche questo ai vostri figli.

ciao
una fede polemica

P.S.: a proposito di diritti e responsabilità vi consiglio un salto sul blog dei ragazzi di Locri, per un'iniezione di sano idealismo e furore.

Sganga said...

giusto per rinfocolare la polemica, ho esplicitamente detto 'che siate d'accordo con pasolini o meno' - io parlavo di Valori, qualunque essi siano, basta che ce ne siano, e di liberta' di pensiero, contro il benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo.

E comunque se andiamo a guardare gli uomini dietro gli intellettuali, mi sa che non se ne salvano poi tanti.

Manco Lapo Elkann... ;-)

Federica said...

Caro sganga,
rispondo per amor di dialettica.

Lasciamo stare il tenero Lapo ai suoi percorsi terapeutici.
La mia polemica su PPP deriva dal fatto che amo e condivido profondamnete la sua visione della società come ho amato moltissimo alcuni dei suoi libri. Per questo biasimo alcune sue scelte che non hanno aiutato fra l'altro il movimento omosessuale italiano.
Jung diceva che ogni anima ha la sua ombra, l'impresa sta nel conoscerle entrambe e cercare di armonizzarle. PPP invece era un meraviglioso e doloroso concentrato di contraddizioni.
PPP FOREVER!

Ciao
Federica

Sganga said...

Beh,
mi sembra che il tuo commento sollevi un punto interssante - che non si potra' risolvere con quattro righe visto che non si e' risolto in vari millenni di storia.

Quando si e'davanti ad uomini (e donne) il cui impatto intellettuale e'rilevante, ma la cui morale e' in qualche modo discutibile, come si puo'esprimere un giudizio sulla persona? Il mio punto di vista, nella sua piu'piena opinbilita', e'che il giudizio morale passi in secondo piano.
Se ci mettessimo a giudicare gli intellettuali, come gli artisti e i musicisti, per quello che fanno nella (e della) propria vita privata, non salveremmo un gran che. Non solo Lapo Elkann, ma tanti da Socrate a Sartre, passando da Freud, Vivaldi, Mozart, Leonardo da Vinci, Eros Ramazzotti, si sono dati da fare. Dinne uno e ti diro'che vizi aveva. Questo non significa che io condoni o giustifichi la pederastia, o altri 'peccatucci' , come avrebbe detto la mia professoressa del ginnasio, ma che la consideri come uno dei modi in cui si esprime la sofferenza umana. Un modo sbagliato sicuramente.
Pero', com tu concludi, il valore dell'uomo (o della donna) prevale.
Allora perche'preoccuparsene? Perche' non propugnare il valore intellettuale in quanto tale senza giudicarlo moralmente? Il mio parere e' che i due territori non vadano comparati - a meno che il valore intellettuale non sia valore morale; ma questa e' un'altra storia...

Federica said...

Sì, è vero il discorso preso da quel lato sarebbe immenso e forse non troppo interessante.
A mio modo di vedere però nel caso di PPP la faccenda è più complessaed intricata.Non voglio parlare dell'ispirazione, su cui ha meno senso la categoria morale, anche se basterebbe vedere Decameron per rimaner turbati, e non sono un'educanda,ma mi limito alla parte dell'invettiva sociale. Condanni sinceramente lo sfruttamentoi delle classi sottoproletarie e poi sfrutti la prostituzione sottoproletaria che è molte cose e fra queste violenza, stupro e sfruttamento dell'adulto sul ragazzo, del colto sull'ignorante, di chi ha denaro e chi ne ha bisogno.

E francamente penso che fosse sinceramente e autenticamente se stesso in tutte e due le identità. Come non sospettare nello sguardo su quei ragazzi di vita uno sgurdo sedotto e seduttivo?

Vista da qua, vista da ora sembra proprio che per una vita intera queste due identità si siano fronteggiate in una sfida malata. E le sfide malate finisco spesso in tragedia.

Boh, questo è il mio pensiero.

Ciaciao

malfoy said...

...sollecitato da Federica, mi sento di rispondere che:

ai figli chi ce li ha potrebbe raccontare di un uomo che è stato un riferimento perché non ha rappresentato alcun movimento ma ha pensato da uomo libero. Un uomo che non ha aiutato il movimento omosessuale, come dice Federica, e probabilmente non ha aiutato neanche se stesso, perché aveva il coraggio (coraggio) di non seguire il consiglio di Jung, di non cercare neanche lontanamente i compromessi che il movimento omosessuale insegue e di andare invece in fondo alle sue contraddizioni per essere (solo così si può) uomo.
Non siamo noi esseri umani così semplici e risolti (per usare un termine caro alla terapia) come si spera. Andare dentro una passione, viverla anche come grande interesse intellettuale, unire statura culturale e istinti animali sono state caratteristiche costitutive di Pasolini, non sono il suo limite, sono il suo culmine.
Per quanto questo possa essere o sembrare non opportuno...
Le sfide malate finiscono spesso in tragedia, scrivi tu, Fede.
credo che lo immaginasse anche lui, senza per questo rinunciare alla sfida.

-
complimenti per il blog, sganga

Sganga said...

malfoy, benvenuto.
grazie per il tuo commento che trovo largamente condivisibile. E grazie per i complimenti per il blog, che ricambio. Trovo sia un po' un peccato (e parlo di questo blog) che pochi lo leggano, e quasi nessuno contribuisca - ma resta il valore terapeutico e tutte le altre menate...
Comunque, tornando a PPP, si potrebbe parlare poi di Cesarsa (ci siete mai stati?), del cattolicesimo, e di tante altre cose che pero'non appartengono ad un blog, o almeno non a questo qui

Vorrei solo aggiungere che purtroppo mi sembra che negli ultimi anni di figli unici che credono ancora che esistono gli sfruttati, i malpagati e i frustrati ce ne sono sempre di meno. Mi vengono in mente forse uno, a essere generosi due nomi della letteratura, ed un menestrello salvatore di anime che dei diseredati del nostro tempo ha fatto uno degli apici (quello purtroppo finale) della sua carriera. Quindi io ho un problema quando si tratta di trasmettere certi valori a mio figlio: non mi aiuta nessuno!
Meditate gente, meditate....

Federica said...

Volevo ringraziare Malfoy, per aver accettato l'invito. Ero convinta che avrebbe saputo dire qualcosa di profondo ed emozionante al riguardo.

Mi spiace invece per i dubbi educativi di sganga. Mi permetto di dire al riguardo, che forse per trasmettere certi valori (ebbene sì l'ho detto), oltre ad indicare i maestri c'è bisogno dell'esempio quotidiano, dei comportamenti ecc..ecc.. Se in certi valori ci credi davvero ed ispirano il tuo vivere tuo figlio non potrà che assorbirli.

E' un discorso troppo terapeutico? Ditelo,così mi zittisco definitivamente.

Aloha gente

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